Corea-Nord

Tra tutti i viaggi della gnocca che abbiamo fatto, la Corea del Nord con la sua capitale Pyongyang, è uno dei luoghi dell' Asia dove abbiamo visto le più belle donne della nostra vita; le ragazze coreane sono molto seducenti e sensuali per chi ama il genere asiatico e il sesso e speriamo che vi facciano girare la testa come hanno fatto con noi; ricordatevi poi di lasciare una recensione dei vostri viaggi della gnocca e raccontateci quante belle ragazze avete conosciuto e rimorchiato con cui avete fatto sesso

Recensione:

IL FENOMENO
Il regime è servito
Le cameriere-schiave dei ristoranti nordcoreani dell’Asia.
di Simone Pieranni
da Pechino
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Un ristorante tipico nord coreano.

L’Haitanghua Pyongyang Cold Noodle Restaurant è situato in una delle vie di Pechino dove si trovano le bettole giapponesi che fanno pesce alla griglia.

Accanto c’è anche un ristorante italiano, La Dolce Vita. All’ingresso del locale asiatico una ragazza vestita con uno sgargiante completo rosa fa accomodare i clienti.

C’è solo una coppia di cinesi e almeno cinque cameriere. Immediatamente ci viene servito del tè.
L’arredamento del ristorante sembra quello di un classico locale cinese, un po’ triste e spoglio, con quadri che offrono paesaggi bucolici: nessun segnale di propaganda.

In mezzo alla sala, una televisione trasmette un programma musicale. «È un dvd di un concerto a Pyongyang», ci suggerisce la cameriera.
TRA CARNE DI CANE E KIMCHI. Lei è nord coreana – «coreana di Pyongyang», specifica in un cinese stentato. Il menu sembra ricco, è scritto su un quadernone fasciato di rosso scuro.

Accanto ai piatti già appoggiati sul tavolo, un inserto pubblicitario alla parete suggerisce di acquistare del Royal Fresh Blood per la propria pressione e un’infinità di altri mali. Si può acquistare anche online.
Giriamo l’inserzione – meglio non guardarla – e chiediamo alla cameriera di suggerirci qualcosa di tipico. Kimchi, innanzitutto: il tradizionale piatto nord coreano, freddo, anzi ghiacciato, formato da verdure fermentate e speziate.

Il resto del menù è quasi interamente dangogi, ovvero la carne dolce, come la chiamano in Corea: cane.
Ordiniamo due piatti di noodle, spaghetti, specialità della casa e del pollo.

La ragazza prende l’ordine e si muove rapida. Le chiediamo da quanto tempo è a Pechino: «Un anno», risponde. Sorride e se ne va.

Le altre cameriere sono intente a mille attività, tra le quali un inquietante rifornimento di cibi nel freezer, nel frattempo arrivano altri clienti che vanno nelle sale private al primo piano.
Cameriere robuste e sudditi fedeli al Caro leader

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Specialità della cucina nord coreana.

Siamo in un ristorante della Corea del Nord, il Paese noto per avere affamato il proprio popolo: la prima considerazione è che tutto il personale è formato da donne bene in carne, alte, muscolose, sempre sorridenti.

Non una sotto il metro e 70, tutte vestite con gonne nere strette in vita e con svolazzo finale a svelare tacchi alti.

Una camicia bianca, stretta in vita e rinforzata sulle spalle, fornisce un’immagine finale di robustezza, mentre tutte –

anche quel paio che spuntano dalle cucine – mostrano un viso dai lineamenti fini, rotondi e morbidi, con i capelli raccolti in una lunga coda nera. Chi sono queste ragazze, ci chiediamo?
CONTROLLI STRETTISSIMI. Gli esperti di affari coreani sostengono che tutto il personale che la Corea del Nord manda in giro per il mondo tra uffici e ristoranti,

sono persone appartenenti ai gruppi familiari più vicini al leader Kim Jong il. Kwon-Eun Kyoung, editore inglese del Daily Nk, una testata giornalistica di Seul specializzata sulla Corea del Nord,

ha detto al The Atlantic che il personale inviato a lavorare in ristoranti all’estero è soggetto allo stesso meccanismo di controllo riservato al personale del dipartimento numero 5 del Comitato centrale del Partito dei lavoratori della Corea, che coordina le attività quotidiane del Caro Leader.
Quando giunge il momento di selezionare le ragazze, anche solo quelle che si occupano di pulire gli uffici o fare da segretarie,

viene effettuato un controllo minuzioso sulla famiglia, risalendo indietro fino al terzo livello dei parenti per misurare la lealtà al partito.

Secondo Kwon, le cameriere inviate all’estero sarebbero soggette a una rigida disciplina, compresi gli incontri di valutazione.
ADDESTRAMENTO CON GLI STRANIERI. Nel ristorante di Pechino, sicuramente, sanno gestire gli stranieri: le cameriere rispondono rapide e coincise.

«Ti manca la Corea?», chiediamo, «Si», la risposta. «I tuoi genitori dove sono?», «Vivono in Corea». «Che ne pensi della Cina?», «Non capisco», dice la ragazza mentre appoggia sul tavolo il pollo: sono alette fritte, speziate e ricoperte da uno strato di pane grattugiato.
Sono un po’ fredde e inodori: finiscono per rimanere lì durante tutta la cena.

Al termine gentilmente le mettono in una scatola: il cliente può portarsele a casa.
Il business: cibo di giorno e sesso a pagamento di sera

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L’interno di una trattoria di Pyongyang.

Queste ragazze non sono disertrici, anzi. Come ha specificato Tim Peters, fondatore della Corea Helping Hands, un’organizzazione di Seul che aiuta i profughi nord coreani, «si tratta di donne scelte, sono sudditi, i più fedeli.

E lavorano di concerto con il governo».
Di solito vivono nei piani superiori dei ristoranti e sono soggette a restrizioni di movimento e controlli costanti.

Non sono mancati, naturalmente, i problemi: nel 2006 e nel 2007 il Daily Nk ha riportato le storie di alcuni incidenti nei ristoranti in Shandong e Jilin, province cinesi, a causa di un tentativo di fuga di una delle ragazze.
CHIUSURA FORZATA. Nel febbraio 2009, poi, senza preavviso le trattorie della Corea del Nord in Cambogia e Thailandia hanno chiuso per circa sei mesi.

Moon Young-Soo, il gestore del ristorante coreano nel centro di Phnom Penh, disse al Phnom Penh Post che il ristorante era chiuso a causa di problemi interni in Corea del Nord.

Un lavoratore di un’azienda situata accanto al ristorante spiegò invece che i problemi erano stati generati dalle avance di un cliente a una cameriera.
Si era forse sparsa la voce del nuovo business dei ristoranti di Pyongyang: come ha spiegato Kim, 39 anni, nord coreano, alla radio Open Radio for North Korea,

emittente di una Ong che trasmette dalla Corea del Nord, «dal 2000 la prostituzione è diventata abituale nei ristoranti: di giorno si vende cibo, di notte sesso».

Secondo Kim, le donne sarebbero prese da province povere e obbligate alla prostituzione.
FAMIGLIE IN OSTAGGIO. Andrei Lankov, un esperto di Corea della Kookmin University di Seul, ha spiegato che le famiglie dei lavoratori dei ristoranti all’estero sono usate come ostaggi per mantenere fedele la cameriera.
La minaccia per la sorte dei familiari, ricetta spesso usata dal regime nord coreano e sottolineato anche da Barbara Demick nel suo libro Nothing to envy, garantirebbe la certezza di non dover fronteggiare tentativi di fuga.
Abbiamo mangiato poco alla fine, troppo presi a osservare i movimenti del personale, provando in ogni modo a scucire qualche frase alla cameriera.

Dopo il conto, 150 rmb, circa 15 euro, non proprio economico per la Cina, la ragazza ci accompagna all’uscita.

«Grazie per essere venuto nel nostro ristorante coreano», dice. Non facciamo in tempo a rispondere, che è già sparita.
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