Giordania

La Giordania, la cui capitale è Amman, è un covo di belle ragazze e donne stupende situato nel Vicino Oriente in Asia , viaggio della gnocca e del sesso che farete vi lascerà sicuramente dei ricordi magnifici; ricordatevi poi di lasciare sulla  una recensione dei vostri viaggi della gnocca e raccontateci quante belle ragazze avete conosciuto e rimorchiato con cui avete fatto sesso

AMMAN – paradiso della gnocca filippina

Sono reduce da una trasferta di lavoro e gnocca filippina ad Amman dove ho avuto modo di infiltrarmi con qualche successo nella numerosa comunità filippina ivi residente.

Si tratta prevalentemente di baby-sitter, collaboratrici domestiche, cameriere e receptionist, qualche impiegata, che prestano servizio presso alberghi, tour operator, famiglie locali e straniere (di altri Paesi arabi e europei).

Premetto che le filippine non amano gli arabi perché le trattano da schiave, mentre, per la ragione opposta, adorano gli europei che ad Amman sono per la maggior parte diplomatici e funzionari di organizzazioni internazionali impegnati nella crisi siriana.Error, group does not exist! Check your syntax! (ID: 3)Amman, con i suoi 3 mln di abitanti di cui almeno un terzo rifugiati palestinesi, è una città abbastanza insignificante, seppur di antichissima origine, ma fino a 150 anni fa, poco più di un villaggio.

Vi si percepisce un livello di sicurezza assai elevato nonostante si trovi nel cuore del Medio Oriente, anche se contatti locali mi confermano che la città è sede discreta delle frenetiche attività di intelligence dei Paesi interessati ai mutevoli assetti della regione. Inquadrata la situazione generale, veniamo ora al dunque.

Dopo qualche giorno di lavoro mi ritrovo alla vigilia del week-end (nei Paesi arabi venerdì e sabato) senza un programma preciso ma risolutamente intenzionato a recuperare, in un modo o nell’altro, una “compagna di giochi” per i due giorni liberi che ho davanti. Scartato il market place virtuale dei siti di escort (minimo 250 dollari a botta con ragazze dell’Europa orientale e qualche marocchina), decido di rivolgermi al market place reale dove gira, invece, un sacco di gente in carne e ossa.

Mi avevano parlato del mercato del venerdì di Abdali, nella parte sud della città, classico appuntamento settimanale per locali e residenti stranieri. Ci arrivo in 10 minuti e 2 dollari di taxi e comincio il tour tra le bancarelle.

L’atmosfera è quella di tutti i souq, dal nord-Africa al Medio Oriente anche se qui prevale il “non-food”: abbigliamento, nuovo, usato, grandi marche (fake); casalinghi, elettronica, qualche banchetto di frutta e ortaggi, ma soprattutto una fiumana di gente che sfila in entrambe le direzioni sfiorandosi lungo gli angusti passaggi tra una postazione e l’altra. Dopo i locali la comunità filippina fornisce il maggior numero di visitatrici-acquirenti e ciò si spiega col fatto che per tutte queste ragazze il venerdì è giorno libero; si ritrovano in gruppetti di amiche a curiosare tra le mercanzie in un continuo fitto chiacchericcio prerogativa di tutte le donne, specie le orientali.

L’età oscilla tra i 25 e i 35, single o comunque con il marito lontano e i figli nel loro Paese affidati ai nonni. L’impressione d’insieme di questo grande mercato all’aperto mi si focalizza, improvvisamente, come una zoomata, negli occhi all’insù vivaci e sorridenti di una puledrina intenta a fissarmi.

Mi fermo e ricambio lo sguardo: davvero un’apparizione invitante, un corpicino ben tornito, i fianchi prensili ma senza esagerazione, altezza circa 1,65 x 46 Kg e quel sorriso ricco di promesse…

Mi avvicino e diamo inizio al balletto dei convenevoli di presentazione: “Ciao, i tuoi occhi mi hanno stregato, come ti chiami”? “Nelly e tu? Di dove sei? Ah, italiano!

Io ho amiche che lavorano a Roma e mi dicono che è Italia molto bella e italiani gentili”. “E tu di che provincia sei? Mindanao… no, non ci sono mai stato ma conosco bene Manila. A Mindanao siete islamici, vero”?

Vero, ma io non sono particolarmente bigotta” (ride). “Lavori qui”? “Sì, per un’agenzia di viaggi che organizza tour in Terra Santa”. “Dove abiti”? “A Weibdeh”. “Ah, mica male! Da sola”? “No, con due amiche”.

“E la famiglia”? “Mio figlio di 6 anni vive con i nonni nelle Filippine, di suo padre non so e non voglio sapere più nulla. E tu cosa ci fai ad Amman”? “Sono venuto apposta per incontrare i tuoi occhi” (ride).

“E adesso che li hai incontrati”? “Non li voglio più lasciare per tutto il tempo che starò qui”. “Quanto di fermi”? “Una decina di giorni”. “Sei sposato”? “Non più”. Guardo l’orologio che segna quasi le 13.

“Ti va di mangiare qualcosa”? “Ok”. Identica risposta quando, dopo il caffé, le propongo di andare a casa mia. Qui, un bicchiere di wiskey più tardi, le nostre lingue serpeggiano ingrifate nelle rispettive bocche, dentro e dietro le orecchie, sul collo e a scendere… “Cool down baby”, interrompe lei sorridendo, “let’s shower”.

Ma la doccia non lenisce il desiderio; anzi lo esalta distillandolo al più estremo grado di purezza e rende i nostri corpi innocenti come in un lavacro battesimale.

Ci buttiamo sul letto ancora bagnati; ne segue una lunga articolata trance di sfregamenti, penetrazioni e libagioni di ogni reciproco umore, io le vengo in bocca mentre lei mi squirta addosso tutta la sua voglia.

Proseguiamo a pecora e il cazzo scivola dentro da solo, invitato dal liquido abisso che gli si apre davanti.

Anche la lingua va per conto suo; un daty prolungato trasforma la mia partner in una gatta in calore e con i piedi le devo spingere a forza la testa contro il materasso per attutirne i gemiti.

Non sono più io che le sto dentro, è lei che mi circonda con la bocca, la figa, il culo, tutta se stessa e mi contiene come un bambino nel ventre della madre.

In preda all’estasi di questa specie di rebirthing, avverto tutta la magica, cosmica potenza femminile, quella che è in sintonia con le fasi lunari, con il montare e calare delle maree, che si fa interprete manifesta delle più oscure forze della natura, archetipo di ancestrali paure maschili: le streghe, le Sheela na Gig, le vagine dentate, gli incubi di castrazione, il totale controllo della nostra virilità perché, a loro piacimento, ce lo fanno impennare, ammosciare, inturgidire nuovamente e ridurre poco dopo ad un’inservibile pendula appendice. Mi sembra di trovarmi dentro un vulcano che attinge energia al centro della terra e la scatena tutto intorno a noi. Altro che gentil sesso!

Spossati piombiamo in un sonno che ci traghetta verso l’oscurità della sera e al nostro risveglio un cielo guardone carico di stelle ci osserva dalla finestra.

Non lo deluderemo e per almeno altre due ore riprendiamo i giochi proibiti di due esseri umani che hanno solo voglia di sfondarsi l’uno dell’altro. Poi lei guarda l’ora.

“Devo andare” e si dirige verso la doccia. Io me ne resto a letto a crogiolarmi nella beatitudine del “dopo”, avvolto come in un bozzolo nella pellicola che i nostri umori ormai asciugatisi mi hanno lasciato sulla pelle.

Lei esce dal bagno e si riveste. Mi alzo anch’io. “Ti accompagno”. “Non è necessario”. Chiama un numero e scambia poche parole in arabo. “Il taxi passerà a prendermi tra 10 minuti”. “Ti voglio rivedere”. “Maktoub” risponde lei. “Cosa vuol dire”? “Vuol dire Inshallah; io sono stata bene con te

e credo anche tu con me; ci siamo incontrati per caso e il caso ci ha regalato gioia e piacere come a me non era mai accaduto; programmare altri incontri significherebbe violentare la volontà del destino; oggi abbiamo dato vita a momenti sublimi e cercare di ricrearli sarebbe come inseguire la replica di un originale, di un’unicità che non merita di essere diluita in copie conformi.

Lasciamo che resti tale, nella nostra memoria e nei nostri cuori”. Con un ultimo bacio mi sfiora le labbra e si avvia leggera per le scale. Io resto come una statua sul pianerottolo, immobile, per paura di rompere l’incantesimo.

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